A Caccia, si salvi chi può

Se avessi un euro per tutte le volte che ho aperto e richiuso questo post adesso vi starei scrivendo dalle spiagge di Honolulu  insieme a Mago Merlino. Invece, purtroppo, nessuno mi paga per essere stupida (peccato perché adesso sarei ricca), e invece mi tocca essere seria e non pagata.

Tutto è iniziato anni e anni fa, durante il delirio Twilight, il delirio dei vampiri sberluccicosi, le umane impotenti e cattivi cattivissimi che non potevano essere sconfitti. Lo dico senza cattiveria, credetemi, infatti facevo parte dello stuolo di ragazzine che spasimava dietro Edward Cullen e i suoi capelli color bronzo.

Però

Arriva sempre un però.

Però a un certo punto non ne potei più. Era tutto troppo. Il vampiro ombroso, l’umana indifesa, la volvo metallizzata…

E così nacque Theo. Il vampiro imbranato.

Selene. L’umana che ti rigira come un guanto se solo provi a farla arrabbiare.

Il pullman.

Scrissi le prime pagine per gioco, immaginandomi un vampiro opposto a quello che ero abituata a leggere (misterioso, affascinante, pericoloso) e lo calai in un contesto diverso: Torino. Iniziò dunque per gioco, per scrivere di qualcosa che mi piaceva ma togliendo tutta quella patina di drammaticità che mi aveva in fondo un po’ stancata.

Pochi capitoli sono diventati tanti capitoli. Tanti capitoli hanno avuto un epilogo. E dopo l’epilogo altri due libri aspettano di vedere la luce.

Non credevo sarei arrivata fino a qui, e devo ammettere che sono un po’ gelosa del mio vampiro combina guai che adesso verrà conosciuto da altri.

Siate buoni con lui.

Ha bisogno di gente che gli voglia bene.

 

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